E IO CHE NE SO, MICA FO LU STROLICO!

Quante volte avrete sentito una frase del genere?

Le radici di questa forma dialettale risalgono ad una figura di particolare rilievo nella storia degli umbri, da tempo immemore considerati un popolo di creduloni. L’ars divinatoria è infatti una forma di superstizione che, molte volte, sopravvive anche nei nostri disincantati umbri di oggi.Dallo strologo si va per problemi seri, in quanto per piccole cose ognuno si arrangia per pratica e per quel pò di divinazione comune a tutti. Si tratta non solo di sapere chi ha potuto rubare l’oca o la gallina, ma di conoscere il sesso del nascituro, di appurare se l’amato è sincero, se si arriverà alle nozze, oppure scoprire chi ha fatto malocchio e fatture per rovinare un matrimonio. E ancora, per avere un autentico oroscopo a breve o a lungo termine e interpretare sogni intricati. Soprattutto però, lo strologo deve rispondere sulle cause di una malattia pertinace: egli la riconosce, ma rimanda al medico per la cura.Nella tradizione popolare si dà della strolica a donne un po’ misteriose, stravaganti, introverse, spettinate, con vesti poco usuali, che parlano a vanvera.Lo strologo degli umbri non consulta gli astri per predire, anzi, a differenza degli stregoni, che si dice siano sorretti da spiriti maligni, egli afferma di venire da Dio. Infatti recita preghiere e segna croci, magari usando anche carte e formule contro il malocchio.Una donna che invece utilizza le arti diaboliche e possiede la potenza ipersensoriale di stregona è la fattucchiera, capace di cambiare, dividere, riunire e anche uccidere, con le sue misteriose fatture. In remoti anfratti di località tutt’ora immuni allo scorrere del tempo ad essa si ricorre ancora, previo lauto pagamento, soprattutto per questioni di natura amorosa. Ad esempio per legare due giovani, intreccia qualche loro capello, ma uno scongiuro su una ciocca della ragazza può renderla repellente. Particolare potere viene attribuito alle fattucchiere contro il malocchio: possono difatti riconoscere chi ha procurato un male e sono capaci di rendere le peggiori vendette, quali l’inappetenza, l’inedia, il mal di testa e anche la morte. Gli strumenti usati sono carte, acqua, olio, sale, erbe, pezzi di vestiti, capelli, sangue. Strane e incomprensibili le formule e i gesti. Oltre alla presenza di tali figure nella memoria culturale della nostra terra, non possiamo non citare l’operato delle streghe, la cui credenza è assai dura a morire in Umbria. Escono a mezzanotte del venerdì, anche camuffate da gatti e convengono sui crocicchi. Non solo la grotta della Sibilla, ma anche tante altre località si dicono regno delle streghe. E come possiamo riconoscerle? Se una mendicante chiede tre cose, quella è una strega. Se nella pupilla di una vecchia si vede la propria capovolta, quella è una strega. E per impedire che sotto forma di piccolo animale penetri in casa attraverso il buco della serratura o per il camino, le madri appendono sulla trave una grossa pianta di asparago (simbolo onirico di fortuna), cosicché ella non potrà assalire il loro bambino. Nel frattempo sorge il sole, e se non vuol farsi scoprire, la strega dovrà scomparire!

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