Due minuti alle otto, la campanella sta per suonare.Lea è sulla sua bicicletta che cerca di sbrigarsi più che può per non arrivare tardi a scuola. Frequenta il liceo classico.
A novembre la mattina fa freddo e Lea è tutta intirizzita, il cielo è sereno ma il sole non scalda.
Sono quasi le otto, Lea è ancora ai semafori del Plateatico, pedala a perdifiato rischiando di schiantarsi addosso ad un ragazzo col cappotto blu.Lo schiva all’ultimo secondo e lui non si accorge di niente.
Arrivata davanti al liceo, si sfila i guanti rossi per legare la bicicletta ad un palo e li posa sul muretto fuori dai cancelli dove, come ogni giorno, i suoi compagni la aspettano per entrare in classe. È sempre l’ultima ad arrivare.
Brando ha un’interrogazione e sono quasi le otto, ma non entrerà a scuola: sapeva già dal giorno prima che con un suo compagno avrebbe saltato le lezioni. Frequenta il liceo scientifico, ragion per cui devia per via
Guglielmo Marconi, evitando il rischio di incontrare i suoi professori.
Brando si siede sul muretto fuori dal liceo classico ad aspettare il suo amico quando la sua attenzione viene attirata da un paio di guanti rossi abbandonati proprio accanto a lui; li raccoglie, non sono ancora freddi perché stanno lì da poco. Si guarda intorno: non c’è nessuno. Tutti gli studenti sono entrati nelle proprie classi.Si guarda di nuovo intorno e vede il suo amico venirgli incontro. Si salutano e si incamminano verso il bar in cui passeranno la mattinata al caldo. Brando dimentica di avere in mano i guanti rossi e preso dalla conversazione col suo amico, li infila nella tasca del suo cappotto blu dove resteranno per diversi giorni.
All’uscita da scuola Lea andrà a riprendersi la bicicletta e si accorgerà di non avere i guanti. Controllerà se sul muretto ci saranno ancora, ma non ce li troverà e le si geleranno le nocche lungo il tragitto verso casa.
GIULIA MARINANGELI