Primavera inoltrata del 1968: Porta Romana è una zona cruciale per il passeggio folignate. Il distributore di benzina ha un bar nel quale un grande numero di persone trascorre molto del proprio tempo libero grazie anche ad attrazioni quali televisione, jukebox e flipper.
L’argomento sovrano del bar, come quasi di ogni bar d’Italia, è il calcio e tra i clienti fissi da un po’ di tempo ci si prende in giro sulle proprie doti calcistiche. È così che due schieramenti prendono forma, l’uno composto da giovani, l’altro da signori più attempati.
È in questo viavai continuo di clienti che a Luigina, una dei proprietari del distribuitore, viene l’idea di organizzare un evento che metta in pratica le continue scommesse, sempre un po’ campate per aria, degli avventori: una partita scapoli-ammojati, e non una qualunque bensì La partita Scapoli-Ammojati.
Per prima cosa servono degli sponsor, questione facilmente risolvibile: Luigina convince molti dei clienti a offrire materiale da rivendere per raccogliere denaro. In poco tempo pasta, olio, vino e altri beni di consumo vengono raccolti e poi rivenduti per acquistare gli scarpini da calcio e per pagare il lavaggio delle divise. Queste ultime messe a disposizione dallo Stadio Comunale e dal Campo De Li Giochi, cornice della storica sfida.
Probabilmente stiamo parlando di una delle più importanti dispute scapoli-ammojati di cui Foligno abbia memoria.
Nella calda mattinata in cui si svolge, il “singolare incontro”, così definito dai quotidiani locali, si conclude con un 4-1 per gli ammojati, che sovvertendo ogni pronostico conquistano la coppa e vincono la scommessa: gli scapoli dovranno offrire una cena abbondantemente annaffiata dal
vino per tutti i partecipanti.