Il cibo è Fantasia.
Come in tutte le cose, anche nell’ambito culinario, per far sì che una pietanza risulti unica ci vuole sempre un pizzico di follia e di passione. Le cene dell’ultimo minuto, quelle tra amici, sono forse la massima espressione della fantasia in cucina: non è sempre facile,
infatti, far coniugare le proprie idee con le risorse materiali offerte dalla dispensa.
Fondamentale è dunque l’inventiva, il confronto dei differenti pareri, il dialogo e la condivisione del proprio punto di vista.
Il cibo è Opportunità.
Nel momento in cui condividiamo un pasto con una o più persone abbiamo l’opportunità di conoscere del tutto chi ci troviamo davanti: i
suoi gusti, i suoi modi di fare, le sue reazioni e molto altro ancora. Il cibo diventa così un attimo importante di aggregazione e
interazione sociale. La parola opportunità, collegata a questo tema, può essere analizzata però anche sotto un altro punto di vista. Se
prendessimo in considerazione una chiave di lettura meramente sociale potremmo renderci conto di come il cibo possa diventare un
elemento di divisione: basti pensare alle numerose persone che vivono al di sotto della soglia di povertà nel nostro Paese e nel resto
del mondo a cui questo diritto umano è negato. È giusto non scordarci degli ultimi e non dimenticarci che, in un mondo che funzioni
veramente al meglio, tutti dovrebbero avere l’opportunità di accedere al cibo.
Il cibo è Libertà.
È libertà di espressione, in quanto comporta delle scelte. Scelte che possono magari derivare da un determinato orientamento religioso
o più semplicemente dai propri gusti personali. In ogni caso, decidere di non mangiare alcuni alimenti, come per esempio accade a chi
è vegetariano, è sintomo di libertà e di espressione personale. E perché dovremmo sentirci in diritto di non lasciar libere le persone di
esprimersi come vogliono?
(P.s. Un pensiero particolare a tutti gli intolleranti che invece sono costretti a proibirsi di tante prelibatezze!)
Il cibo è Integrazione.
Parlare di integrazione oggi è davvero difficile. Forse perché è una di quelle cose che finisce per essere considerata più complicata di
quello che è. In questo caso il cibo può essere visto come un mezzo che facilita tale “complesso ed enigmatico fenomeno sociale”.
Se è vero che “siamo quel che mangiamo”, condividere la tavola e le pietanze con persone di diversa cultura sarebbe sicuramente un
buon metodo per sperimentare nuovi sapori e provare a conoscersi un po’ di più.
Il cibo è Generosità.
La si insegna ai più piccoli e spesso sono proprio loro a ricordarci cosa vuol dire essere generosi. Basta guardarli quando durante la
ricreazione si scambiano o si dividono la propria merenda scolastica, come fosse la cosa più naturale del mondo.
Crescendo a tutti succede di perdere un po’ questa naturalezza ma, forse, basterebbe ricordarsi di quel compagnetto che, nel momento
del bisogno, ci è venuto in aiuto condividendo la sua merenda.
Il cibo è Novità.
Avete presente quando si pensa a una pietanza e si hanno i brividi al solo pensiero di doverla mangiare? La novità potrebbe trovarsi nel
fatto di osare e assaggiare piatti diversi da quelli che solitamente mangiamo. Potremmo scoprire nuovi piacevoli sapori e andare oltre le
semplici apparenze. Come in altri aspetti sociali, anche per quanto riguarda il cibo, è importante non chiudersi alle novità ma, al
contrario, vivere nella continua ricerca di esse.
Il cibo è Obiettività.
Insegna a imparare dai propri errori e a cercare sempre di migliorarsi: troppo o poco sale, troppo o poco cotto, difficilmente chi sbaglia
un piatto lo sbaglierà anche una seconda volta, se con obiettività e pazienza riconoscerà la propria imprecisione e con caparbietà si
rimetterà in gioco.